Cinquant'anni di Volontà

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Mezzo secolo di pensiero libertario

La rivista «Volontà» dal 1946 al 1996

 

Quando Giovanna Caleffi Berneri (vedova di Camillo, ucciso a Barcellona nel 1937, durante la guerra civile) e Cesare Zaccaria fondano nel 1946 la rivista «Volontà» riprendono il titolo che Errico Malatesta aveva dato al suo giornale pubblicato ad Ancona dal 1911 al 1914. Ma le analogie con quel giornale forse si fermano al titolo, perché i due fondatori imprimono già dal primo numero un carattere nuovo alla pubblicistica anarchica. «Volontà», infatti, si presenta subito come rivista con una grande apertura verso le esperienze libertarie nel mondo unita a riflessione teorica. Ma non solo questo: anche temi sociali quali il controllo delle nascite, tanto che i redattori verranno processati e condannati per aver propagandato la programmazione demografica e familiare vietata allora in Italia in base a leggi del periodo fascista.

La vita di «Volontà» può essere suddivisa in tre periodi. Il primo va dal 1946 al 1962 ed è appunto quello segnato dalla gestione di Cesare Zaccaria e di Giovanna Caleffi, che muore di lì a poco. Il secondo, il periodo più difficile nella vita della rivista, va dal 1962 al 1979 e vede il susseguirsi di diversi responsabili (Giuseppe Rose, Vincenzo Di Maria, Aurelio Chessa, Roberto Tronconi…), quasi sempre senza un collettivo redazionale. È solo con il passaggio della redazione a Valdobbiadene (Treviso), sotto la responsabilità di Francesco Codello, che si assiste a una rinascita culturale della rivista. Nel 1980 il collettivo redazionale passa a Milano, in continuità con la redazione precedente. Sono anni contrassegnati da tematiche innovative: una nuova riflessione sul Sessantotto, sul genere, sui luoghi della socialità e della politica, sulle nuove concezioni di libertà, sulla rinascita dei fondamentalismi. L’ultimo numero della rivista, che chiude nel 1996, si intitolerà non a caso Le ragioni dell’anarchia a marcare mezzo secolo di riflessione anarchica.

Molte le collaborazioni internazionali e di «compagni di strada» non anarchici ma vicini alla sensibilità libertaria. Tra questi, Alexander S. Neill, Aldo Capitini, Louis Mercier Vega, George Woodcock, Lewis Mumford, Alexander Berkman, Pier Carlo Masini, Herbert Read, Ignazio Silone, Guido Ceronetti, Carlo Doglio, Luce Fabbri, José Peirats, Ugo Fedeli, Danilo Dolci, Gino Cerrito, Guido Tassinari, Gaston Leval, Colin Ward, Noam Chomsky, Franco Crespi, René Lourau, Murray Bookchin, Roberto Guiducci, Michel Maffesoli, Yvon Bourdet, Edgar Morin, Henri Laborit, Giuliano Pontara, Cornelius Castoriadis, Roger Dadoun, Claude Lefort, Abel Paz, Franco La Cecla, Alessandro Dal Lago, Paul K. Feyerabend, Armanda Guiducci, Fabrizio De André, Michel Ragon, Giancarlo De Carlo, Giorgio Galli, Jean Baudrillard, Sebastiano Maffettone, Thomas Szasz, Giulio Giorello, Ilya Prigogine, Francesco De Bartolomeis, André Gorz.

L’intera collezione di «Volontà» è composta da 339 fascicoli, cui si aggiunge nel 1997 un volume con gli Indici generali, qui disponibili insieme agli scritti che approfondiscono la storia della rivista.

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Indici generali

Intervista a Pier Carlo Masini
a cura di Lorenzo Pezzica


1946 al 1962: gli anni di Giovanna Caleffi Berneri e Cesare Zaccaria
di Massimo A. Rossi


1962-1979: dalla crisi al rinnovamento
Francesco Codello


1980-1996: le ragioni dell’anarchia
di Nico Berti