Skip to main content
  • Home
  • Contattaci
  • Sostienici
  • 5 x mille

Search form

  • IT
  • FR
  • EN
  • ES
  • PT
  • DE
  • 文
  • EL
  • 日本語

Pinelli una storia Venezia 1984 Crocenera anarchica

Home Centro studi libertari - Archivio G. Pinelli

Visto che non viviamo più i tempi della rivoluzione, impariamo a vivere almeno il tempo della rivolta - Albert Camus

  • Home
  • Contattaci
  • Sostienici
  • 5 x mille

Anarchismo, postanarchismo, neoanarchismo


Da tempo nelle varie costellazioni anarchiche e libertarie è in corso a livello globale un dibattito sull’anarchismo oggi, ormai da più parti definito come “post-classico”. In questo filone di riflessione si collocano anche le ricerche portate avanti negli ultimi decenni dal nostro centro studi, in collaborazione con elèuthera, che vengono qui aggregate per dare una visione complessiva, anche se certamente non esaustiva, delle riflessioni in atto. In particolare ci riferiamo ai materiali raccolti in tre specifiche ricerche – quella sul cosiddetto “post-anarchismo” (sviluppatasi all’inizio degli anni Duemila), quella sul “neo-anarchismo” e quella sull’”anarchismo in movimento” (entrambe in costante evoluzione) – che qui trovano una prima sistematizzazione.

 

Breve introduzione al “neo”-anarchismo come tratto costitutitivo dell’anarchismo

di Tomás Ibáñez

 

Affermare che l’anarchismo muta nel tempo è un’ovvietà (sarebbe piuttosto l’affermazione contraria a essere inspiegabile). Nella misura in cui è immerso nel flusso del tempo storico, l’anarchismo assimila necessariamente alcuni dei nuovi elementi che si generano costantemente in questo flusso, e ciò lo modifica in modo più o meno rilevante. Il fatto che l’anarchismo cambi nel tempo costituisce pertanto un’evidenza che non merita ulteriori discussioni.

L’idea che va invece sviluppata è che l’anarchia, così com’è concepita dal pensiero anarchico, non si limita a essere soggetta a cambiamenti congiunturali determinati dagli accadimenti storici, ma è una realtà costitutivamente mutevole. Ciò significa che il cambiamento è inscritto direttamente nella sua costituzione interna e dunque nel suo modo di esistere, con il risultato che essa non può continuare a essere ciò che è se non muta. In parole povere, o l’anarchia è mutevole o non è anarchia, perché la sua immutabilità contravverrebbe al tipo di essere che le è proprio. Di conseguenza, nulla sarebbe più lontano dall’anarchia che concepirla come un’entità atemporale, inalterabile, immutabile, definita una volta per tutte; il che invalida immediatamente qualunque pretesa di vegliare sulla sua purezza originaria e qualunque tentazione di ergersi a guardiani del tempio.

Le ragioni che fanno dell’anarchia un tipo di essere costitutivamente mutevole meritano dunque tutta la nostra attenzione: perché mettono in luce alcuni degli aspetti distintivi sia dell’anarchia sia dell’anarchismo; perché permettono di individuare e comprendere meglio le caratteristiche dell’anarchismo contemporaneo; e perché aiutano a potenziare i suoi aspetti più aperti.

 

 

Breve introduzione al “post”-anarchismo

di Salvo Vaccaro

 

L’obiettivo di configurare un anarchismo all’altezza delle sfide teoriche contemporanee ha condotto alcuni studiosi e/o militanti del movimento e del pensiero anarchico – soprattutto tra gli anni Novanta del secolo scorso e gli anni Dieci di questo – a evocare un post-anarchismo, con l’ambiguità, feconda o sterile si potrà vedere successivamente, del prefisso “post”, che rinvia nella medesima misura tanto a elementi di continuità, quanto a elementi di discontinuità con ciò che lo precede.

La fonte ispiratoria di tale mossa concettuale, che ha riflessi sulle strategie di pensiero e di azione, sono i due ampi bacini di ricerca condensati nelle categorie di “postmoderno” e di “poststrutturalismo”, delle quali si impone una definizione.

Nell’ambito del sapere filosofico, è J.-F. Lyotard a inaugurare, con grande successo di pubblico presso ricercatori e studiosi di ogni area del pensiero umanistico, la categoria di postmoderno, con una accezione di uscita radicale dall’età moderna, caratterizzata dal “grande racconto”, ossia una sorta di filosofia della storia che viaggiava in senso orizzontale e progressivo sull’onda di concetti onnicomprensivi, che a loro volta rispecchiavano una idea di pienezza dell’essere, e quindi in quanto tale osservabile, afferrabile nella sua comprensione di senso e al limite manipolabile nella sua plasticità.

Il postmoderno intacca così le categorie portanti dei Lumi: progresso, umanità, emancipazione, non perché scompaiano dall’orizzonte del possibile e del sensato, quanto perché non sono più scontate, determinate, necessarie, ma anzi appaiono come sfide contingenti, come esiti possibili di conflitti reversibili, e in quanto tali oggetto di scontro e non base certa di ogni scontro tra volontà, disegni, strategie, ecc.

Il post-strutturalismo così interroga la consistenza di categorie quali “soggetto”, “storia”, “rappresentanza-rappresentazione”, “Potere”, “tempo” (a cui si preferisce la nozione di “spazio”), che in politica hanno riflessi non da poco nell’elaborazione strategica a partire da punti fermi. In buona sostanza, si attaccano i presupposti di un pensiero illuministico e moderno, con cui si rischia tuttavia di buttare il bambino con l’acqua sporca (e l’acqua sporca era già stata individuata da Adorno e Horkheimer nella loro antesignana Dialettica dell’illuminismo in piena seconda guerra mondiale).

Senza dubbio, la congiuntura storica nella quale nascono le teorie della postmodernità è segnata dalla regressione politica del neoliberalismo, che mina alle radici le certezze acquisite con i conflitti politici e sociali del Welfare State, rilanciando le categorie di rischio, di incertezza, di precarietà, di frammentazione, di debolezza, molto in sintonia – ma spesso a sproposito e contro le intenzioni teoriche degli autori – con una certa deriva postmoderna.

Per l’anarchismo come pensiero e azione, il post-anarchismo dovrebbe enucleare il senso di uno stare al mondo con volontà di trasformarlo senza volontà di potenza, ma muovendo dall’assenza di alcuni presupposti tipici delle sicurezze illuminate: un soggetto storico (destinato ad assolvere tale compito per ragioni ideali o posizione materiale), una linearità sia pure di rottura rivoluzionaria, l’ipotesi stessa di una rottura (al di qua se violenta o meno), la consistenza teorica dell’idea stessa di società pensabile a partire da una griglia di idee utopiche, l’ipotesi di una politica senza Potere (istituzionale) e di una comunità sociale composta da legami sociali in cui però penetrano i rapporti di potere senza alcuna garanzia di intangibilità.

Ricerche

Sostienici

Clicca qui per sapere come sostenere il nostro lavoro, oppure effettua direttamente una donazione:

 

Chi siamo in breve

Il Centro Studi Libertari nasce nel 1976 con la duplice finalità della costruzione di un archivio per la conservazione della memoria dell'anarchismo e del ripensare l'anarchismo alla luce del contesto sociale in cui opera al fine di renderlo un punto di riferimento alternativo alla cultura dominante.

Il CSL aderisce alla rete nazionale RebAl, e al coordinamento internazionale FICEDL.

 

Newsletter

Vedi archivio newsletter

facebook youtube instagram

Centro Studi Libertari G. Pinelli APS | via Jean Jaurès 9, 20125 Milano | c.f. 97030450155 | p.iva 10247350969 | centrostudilibertari@pec.it
privacy | cookie