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L'uso delle fonti orali

 

Per scrivere una storia del movimento anarchico l’uso delle fonti orali sembra essere per molti aspetti il più appropriato anche se presenta problemi di non immediata risoluzione.

La testimonianza orale ha le sue norme, i suoi codici, i suoi linguaggi, punti di vista, conflitti, meccanismi del ricordo e dell’oblio che non sono una semplice trasposizione della cultura scritta. Lo sguardo, gli ammiccamenti, le pause e i silenzi che si stabiliscono tra l’intervistato e l’intervistatore sono aspetti integranti della comunicazione. Occorre quindi essere consapevoli dei meccanismi di trasmissione della cultura orale.

La fonte orale ci offre materiali documentari importanti e insostituibili anche sotto il profilo informativo, ma sono sempre informazioni elaborate dai filtri della soggettività, della memoria; sono sempre elaborazioni soggettive delle proprie storie di vita.

Uno storico che voglia utilizzare le fonti orali non raccoglie solo storie, ma essenzialmente incontra persone e le persone elaborano una spiegazione degli avvenimenti. Le loro spiegazioni cambiano con il tempo e con il contesto.

Tale consapevolezza permette alla storia orale di svelare la provvisorietà e la parzialità di qualsiasi procedimento storiografico, comunicando allo storico un atteggiamento non-autoritario.

 

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