José Martínez, editore, libertario, eterodosso
l'avventura delle Ediciones Ruedo Ibérico
di Fernand Gomez
Fonte: Bollettino 18
Ci sono sempre due modi di negare il percorso di un uomo "straordinario", cioè fuori dall'ordinario: passarlo sotto silenzio o ridurlo alla caricatura di se stesso. Quanto al silenzio, basta affidarsi all'effetto del tempo che, come si sa, porta all'oblio. Quanto alla caricatura, la nostra epoca è ricca di falsi specialisti e di veri imbroglioni. In entrambi i casi, l'oblio e il simulacro otterranno lo stesso effetto, concordato e postmoderno: celebrare l'ideologia dominante e l'infame presente sul quale regna.
José Martínez Guerricabeitia, fondatore nel 1961 delle Ediciones Ruedo Ibérico, che ha diretto fino al 1982, è stato incontestabilmente un uomo fuori dall'ordinario.
Si meritava di certo qualcosa di meglio della scadente biografia che gli è stata recentemente consacrata[1] in questa Spagna di dimenticanza, ove l'antifranchismo ha cementato, alla fine degli anni Settanta, tutte le ambizioni politiche delle nuove élite nella cosiddetta transizione democratica. Questo antifranchismo, José Martínez lo conosceva da presso, essendone stato il principale veicolo in quanto editore parigino negli anni della "notte nera"; ma aveva imparato a coglierne i limiti e le ambizioni. Ne conosceva i vessilliferi, i portavoce e i loschi faccendieri. È certamente legittimo dire che lui disprezzava alcuni di costoro al punto di combatterli per quello che erano: una "opposizione che non si opponeva", l'altra faccia del capitalismo sulla via della modernizzazione e la sua alternativa politica democratica. Conseguentemente, José Martínez rivolse la sua arma della critica contro tutti quelli che, nei corridoi del franchismo già vacillante, preparavano la successione. Sapeva che l'avrebbe pagata. E l'ha pagata con la dimenticanza e la caricatura.
"Straordinario" José Martínez lo era soprattutto perché sfuggiva alla linearità e alle convenzioni. Inafferrabile, non lo si può incasellare con una di quelle etichette storiche così comode. Anarchico? Vari elementi della sua biografia lo affermerebbero. Nato il 18 giugno 1921 a Villar de Arzobispo (Valencia), Martínez, figlio di un "cenetista" [membro del sindacato anarchico CNT] si arruolò a sedici anni nella 26ª divisione dell'esercito repubblicano (ex colonna Durruti). Tra il 1945 e il 1947 partecipò alla riorganizzazione clandestina della Gioventù libertaria nel País Valenciano. Prima di prendere la via dell'esilio, nel 1947, per sfuggire alle minacce poliziesche, fu, per qualche tempo, rappresentante della FIJL (Federación de juventudes libertarias) per i rapporti con l'Esilio. A quel punto, tuttavia, si fermò il suo rapporto organizzativo con il movimento libertario, da cui uscì nel 1950.
Da allora, e sino alla fine della sua vita, José Martínez non fu mai in odore di santità ai livelli "dirigenziali" dell'anarchismo istituzionale spagnolo e nulla, da quel lato, gli è stato risparmiato. "Comunista", "padrone", "gaudente", "prostituto"… il florilegio degli aggettivi che gli vennero attribuiti, da parte di questi "rappresentanti" ibernati e inamovibili, a volte lo facevano sorridere, a volte lo irritavano, secondo il suo umore variabile che era quello di un uomo insieme irascibile e ironico, tonitruante e fiorettista. Senza dubbio, trasse peraltro da questa sua cattiva nomea qualche vantaggio, non ultimo quello d'amplificare la sua tendenza all'eterodossia, tanto peculiare del personaggio. "Quanto costa smettere d'essere anarchico…", scrisse, con lo pseudonimo di Felipe Orero[2]. Dunque, anarchico? Senz'altro no, a partire dagli anni Cinquanta, ma libertario sì, appassionatamente libertario, radicalmente libertario, definitivamente libertario sino alla fine dei suoi giorni. "Più esattamente marxista libertario – scrive José Fergo[3] – perché se José Martínez pare in certi periodi della sua vita più vicino al marxismo che all'anarchismo, lo fu sempre in modo eterodosso e critico, senza mai rinunciare a quel pensiero libertario che incalza il potere fino alla sua negazione".
Negli anni Sessanta, la casa editrice Ruedo Ibérico si prefisse in primo luogo di combattere il franchismo sul doppio terreno della memoria storica e dell'analisi critica del presente. Dedita soprattutto a fornire una controinformazione agli spagnoli dell'interno, la casa editrice di José Martínez, libera da ogni vincolo ideologico, diventò ben presto il punto di passaggio obbligato di un antifranchismo militante più legato alle nuove forme di resistenza emergenti in Spagna che alle beghe di un Esilio in via di sclerosi. La rivista "Cuadernos de Ruedo Ibérico", fondata nel 1964, accompagnò quel nuovo movimento con costanza e serietà, offrendo una tribuna alle diverse sensibilità culturali e politiche dell'antifranchismo. Veniva criticato, a quei tempi, il suo essere un "pot-pourri", la sua mancanza di coerenza. Era certamente il prezzo della diversità e dell'antidogmatismo che professava.
José Martínez, il tuttofare di Ruedo Ibérico, vi dedicò tutte le sue energie, affrontando le bufere finanziarie, reggendo a tutte le critiche, decuplicando il suo impegno personale per sopperire alle insufficienze strutturali dell'azienda e agli attacchi del franchismo (diversi sequestri, persecuzione degli autori identificabili, un attentato alla sua sede nell'ottobre del 1975). Si dice che fosse ipocondriaco. Forse lo era, ma non immotivatamente.
Se si dovesse riassumere in poche parole l'opera di José Martínez, il suo lavoro di editore fuori dall'ordinario, bisognerebbe elencare i libri che ha pubblicato[4]. Ma anche questo non basterebbe, bisognerebbe aggiungere anche il suo rigore, il suo "fiuto", il suo eclettismo e la sua professionalità. Andando controcorrente, con pochi mezzi, ponendo in gioco la sua salute e i suoi beni personali nell'avventura di Ruedo Ibérico, egli fece onore al mestiere di editore. Innamorato dei suoi libri e insieme esteta e militante del pensiero ribelle, seppe realizzare il sogno della sua gioventù: farsi passatore di idee, fuori d'ogni norma e d'ogni controllo.
Ruedo Ibérico, dopo una decina d'anni di vita passati sotto il segno dell'antifranchismo e dell'attenzione dedicata ai nuovi fenomeni della contestazione, di fronte alla prevedibile evoluzione della dittatura verso una democrazia negoziata tra gli oppositori e i vincitori di ieri, segnò una svolta nella sua linea editoriale. E iniziò una nuova tappa, in cui l'anticapitalismo prese ampiamente il sopravvento sull'antifranchismo degli inizi. Questa rottura della linea editoriale, percepibile soprattutto nella rivista "Cuadernos de Ruedo Ibérico", si concretizzò nel 1974 con la realizzazione di un notevole supplemento, di 350 pagine, dedicato al movimento libertario spagnolo. A partire da allora, con lo pseudonimo di Felipe Orero, José Martínez incessantemente denunciò quell'opposizione che "non si oppone" e si dedicò alla critica sistematica delle ideologie di legittimazione del sistema capitalista, tutte centrate sull'idea di "riconciliazione nazionale" tanto cara al Partito comunista spagnolo (PCE) e al corollario di questa strategia, cioè alla riduzione della storia della guerra civile alla duplice e simmetrica lettura franchista e stalinista, e dunque all'occultamento programmato e sistematico della sua dimensione rivoluzionaria. José Martínez si batté con le unghie e con i denti, libro dopo libro, contro questa interpretazione. Fedele al punto di vista libertario, che non abbandonò mai, si sforzò di lasciare una traccia dell'altra storia, pubblicando Brenan, Bolloten, Borkenau, Lorenzo, Peirats, Mera, García Oliver e tanti altri.
La fine della storia di Ruedo Ibérico è indissolubilmente legata alla sua epoca. Franco morì nel novembre 1975 e l'antifranchismo connivente giocò tutto il suo ruolo di sgabello per l'accesso al potere. La fiera delle vanità escludeva chi non ne faceva parte. La transizione democratica era al culmine e riciclava le élite della sinistra istituzionale, lasciando a loro il compito di gestire in modo soft il post-franchismo e di legittimare la nascente democrazia parlamentare. Un bel risultato, per certo, senza vinti e senza vincitori, per convergenza di interessi. L'ultima battaglia condotta da José Martínez non fu la più facile. La ristrutturazione dello spazio politico e culturale lasciava ormai poco spazio a quella linea di critica radicale del sistema che aveva impresso alla sua casa editrice, trasferitasi a Barcellona nel 1977. Per l'eterodosso libertario José Martínez la sola speranza di spezzare il cerchio del conformismo consensuale stava forse nel rapporto con una CNT in via di ricostituzione. Ne fu ben presto deluso. Da quell'osservatore attento che era non ci mise molto a capire che "a partire da un certo grado di disfunzione organizzativa, tutto ciò che è vivo muore" (Felipe Orero). Minata da lotte intestine di tendenza e incapace d'uscirne, la CNT finiva in un vicolo cieco. José Martínez, che non era iscritto alla CNT e che soprattutto diffidava d'ogni affiliazione organizzativa per quel che essa implica in alienazione del senso critico, fece saldare i conti al suo "doppio", Felipe Orero. Uscì un numero speciale di "Cuadernos de Ruedo Ibérico" tutto dedicato alla CNT, di 256 pagine (che per più di due terzi ospitava un importante saggio critico proprio di Felipe Orero), che presentava una lucida e approfondita analisi della speranza perduta e della logica suicida che avrebbe portato la CNT al suo declino. Troppo forte soffiavano i venti contrari. Nel 1982, proprio quando la transizione democratica dava il potere a una social-democrazia modernista, tutta impegnata a fare della Spagna l'estrema punta meridionale del Grande mercato europeo, Ruedo Ibérico chiudeva la baracca. José Martínez, che aveva giocato per vent'anni un ruolo di primo piano nella diffusione delle idee, si trovò isolato in una Spagna in cui, per usare una definizione di Juan Goytisolo, era rampante l'"analfabetismo volontario".
L'11 marzo 1986 José Martínez morì a casa sua, a Madrid, per asfissia da gas. Proprio in quel giorno la Spagna stava per entrare, grazie a un referendum, nella NATO. Il giorno dei suoi funerali, una corona di fiori inviata dal Ministero della cultura esibiva in lettere d'oro il nome di Javier Solana, quello stesso che oggi presiede la "sicurezza" europea come Alto Commissario, dopo essere stato segretario della NATO. Quanta strada ha fatto l'antifranchismo… Quello stesso giorno qualche sovversivo non s'è peritato di calpestare quelle rose rosse del potere, come ultimo omaggio al libertario José Martínez.
Note
[1] Albert Forment, José Martínez, la epopeya de Ruedo Ibérico (Anagrama, Barcelona, 2000); in "A contretemps", bollettino di critica bibliografica edito a Parigi, nel cui n. 3 (giugno 2001), interamente dedicato a José Martínez e a Ruedo Ibérico, si può trovare una forte critica a questo libro.
[2] Felipe Orero è stato il più noto pseudonimo di José Martínez. Cfr. Fernand Gomez, De José Martínez a Felipe Orero, les chemins croisés de la pensée critique, "A contretemps", cit., pp.16-22.
[3] "A contretemps", cit. p. 5.
[4] Una bibliografia completa delle edizioni Ruedo Ibérico, a cura di Marianne Brull, si trova in "A contretemps", cit



