Nel maggio ‘68 in Francia, e non solo, ricompare alla grande il movimento libertario. I boulevard parigini si riempiono di bandiere rossonere, così come i muri dei palazzi di slogan e graffiti. È l’irrompere della voglia di libertà. Da qui il successo di slogan come “Il est interdit d'interdire”, che riassume bene lo spirito di quel maggio, espresso da una produzione senza precedenti di slogan rivoluzionari scritti nei volantini e sui muri di facoltà, fabbriche e negozi. Ed è appunto questa voglia di libertà e le parole con cui si è espressa che vi proponiamo a oltre cinquant’anni di distanza.
Sono una manciata di scritte i cui autori sono rimasti perlopiù anonimi. Un piccolo viaggio tra frasi vergate sulla carta collosa di un manifesto, distese con un pennello o nebulizzate con uno spray e poi affisse sui muri intonsi dei palazzi, sulle saracinesche, sui lampioni.
Questa esplosione di parole libere – “Sotto il selciato, la spiaggia”, “Vietato vietare”, “Corri compagno, il vecchio mondo è dietro di te”… – si è impressa sui muri delle città in un mix unico di arte, politica, immaginario, esistenzialismo, rivolta e rivoluzione. È finalmente, come diceva un altro slogan, “l’immaginazione al potere”? Forse no. Anzi, il triste destino di molti di quegli slogan rivoluzionari è stato di essere fagocitati dalla pubblicità o di essere inclusi nei vademecum degli addetti alle pubbliche relazioni. Ma in quel Maggio indimenticabile sono nati liberi e gratuiti e hanno rotto l’immaginario dominante. E poi, come era ben noto a tutti: “Ce n'est qu’un début, continuons le combat”.




















