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Pinelli una storia Venezia 1984 Crocenera anarchica

Home Centro studi libertari - Archivio G. Pinelli

Visto che non viviamo più i tempi della rivoluzione, impariamo a vivere almeno il tempo della rivolta - Albert Camus

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Documento n. 3 - "Esperienza dell’uso libero"


A partire dal 1973 collaborò attivamente con il Dioniso il Gruppo Comunista-Anarchico Portonaccio, composto di un numero di militanti certamente superiore a quello del Dioniso e che fornì  un contributo attivo alle iniziative intraprese dal Dioniso. Nel tempo questo gruppo si stabilizzò su posizioni più marcatamente comuniste e continuò ad operare nel quartiere di Portonaccio per parecchi anni successivi alla cessazione delle attività del Dioniso. In parte esiste ancora, con altre denominazioni. La presenza di questo gruppo è certamente rilevabile nel linguaggio dei documenti seguenti che, confrontato con quello precedente, schiettamente libertario, rivela l’influenza di ambito marxista. Va però ascritto a questi compagni il merito di aver creduto e sostenuto le iniziative del Dioniso in un momento in cui gli ambiti più accreditati dell’anarchismo italiano guardavano con sufficienza a queste proposte.

 

Documento n.3. Esperienza dell’uso libero. Fascicolo ciclostilato. Novembre 1973


Da “Notiziario”-Portonaccio, Dioniso Tiburtino- novembre 1973


Cos’è l’uso libero?

L’uso libero è un aspetto pratico della coscienza e abitudine comunitaria. Noi mettiamo a disposizione degli oggetti prodotti dal laboratorio in uso libero: cioè gli abitanti del quartiere possono prenderli, se ne hanno bisogno (o per pochi giorni o per sempre). Perché tutto questo? Perché vogliamo contribuire a creare la coscienza che i prodotti del lavoro appartengono alla comunità. Inoltre perché, come dicevamo, con questa azione vogliamo cominciare a costruire sin d’ora rapporti sociali per gettare le basi di una futura società più libera, più giusta e quindi più felice in cui sia abolito lo sfruttamento, vi sia l’uso comune dei beni e, di conseguenza, sia abolita la moneta, che è lo strumento che permette ai ricchi di essere tali, accumulando la ricchezza sul lavoro degli altri.


CONSIDERAZIONI SULL’ESPERIENZA DI USO LIBERO

Nel primo mese di esperimenti (giugno-luglio 1972) su 400 persone, avvisate con un volantino, 30 hanno usufruito dell’uso libero. Circa il 10%.

Aprile 1973

Dato che l’esperimento è tuttora in atto e nuovi compagni si sono aggiunti –ogni nuovo compagno apporta prima o poi nuove idee e nuovi sviluppi- è difficile fare dei bilanci, tirare delle conclusioni, indicare con certezza matematica le possibilità di ampliamento o regressione.

Di certo possiamo ora affermare che:

  1. non si è verificato un fatto che era nelle previsioni di alcune persone che hanno collaborato alle fasi iniziali di allestimento del laboratorio comune e ai primi dibattiti interni al gruppo sull’uso libero: non c’è stata la corsa ad arraffare tutto.

Alcune di queste persone dicevano addirittura che la gente sarebbe venuta con carrettino a prendere bottiglie, manifesti, disegni e quanto altro avessimo esposto in vetrina e l’esperimento sarebbe durato due o tre giorni. Invece c’è stata una disciplinata, quasi timida partecipazione e dall’inizio dell’esperimento sono passati sedici mesi. Di più: dopo circa due mesi dall’inizio dell’esperimento, alcuni abitanti che avevano usufruito dell’uso libero portarono spontaneamente oggetti che rimettemmo in circolo.

Se l’arraffamento non è avvenuto possiamo identificare tre cause:

  1. per un lungo periodo di tempo (otto mesi) dall’arrivo in quartiere sino al primo giorno di uso libero, gli abitanti hanno visto quotidianamente lavorare i compagni. Lavorare nel significato più semplice della parola. Eravamo, e siamo ancora, artigiani nel quartiere, come c’è a poca distanza, il fabbro, l’elettrotecnico, il fotografo, o il falegname. Chi conosce i proletari sa che essi hanno un istintivo rispetto per il lavoro e la fatica umana, poiché essi la conoscono di persona, la vivono quotidianamente sulla loro pelle. E pertanto hanno avuto un istintivo proletario rispetto del lavoro dei compagni e quindi dei prodotti di questo lavoro. Così non c’è stata la corsa all’accaparramento.
  2. Il grado di coscienza e di autocontrollo dei proletari del Tiburtino e limitrofi al laboratorio è ben superiore a quanto si potesse presumere, e forse si può considerare già sufficientemente maturo per praticare l’uso libero su scala più ampia. L’ideologia borghese non è ancora così totale, non ha ancora stravinto.
  3. Un recondito senso di colpa

Non è da escludere che l’arraffamento dei prodotti sia stato impedito anche da un fattore- che consideriamo negativo- e cioè il recondito senso di colpa che noi tutti proviamo quando si “prende” un oggetto senza pagare.

Ricordiamo certe esitazioni di alcune madri di famiglia che erano in tal senso significative.

“Ma possiamo proprio prendere?” “Sì” “E non dobbiamo proprio pagare?” “No” “Devo dare subito un altro oggetto?” “No, se in futuro sentirà di farlo, potrà dare per l’uso libero quello che vuole” “Ma dovrà essere dello stesso valore?” “No. Non ci basiamo sul valore degli oggetti ma sulla necessità di usarli” “E quanto tempo posso tenere questo oggetto?” “Pochi giorni o finché ne avrà bisogno, quindi anche per sempre” “Magnifico! Fosse così in tutti i negozi”.

Chi volesse tentare l’esperimento in altri luoghi, tenga accuratamente presente la progressione da noi attuata e sappia interpretarla ed adattarla alla realtà in cui si trova. Di certo la non progressione, ovvero l’improvvisa apertura di un negozio ad uso libero, potrebbe causare reazioni non controllabili in minoranze interessate ad intralciare il lavoro sociale degli anarchici e rivelarsi sostanzialmente controproducente.

[il documento segue su altri temi]

Su quali principi si basano questi negozi ad uso libero?

Chi ha oggetti o capi di vestiario o mobili in eccedenza alle sue necessità, li consegna al negozio che provvede a ripulirli o decorarli e vi applica un cartellino con la scritta “Lire 0”. Chi ha bisogno di quegli oggetti o beni li prende e li usa finché gli servono.

A chi appartengono questi oggetti in uso libero? A tutti e a nessuno: sono in uso libero.

Hanno un valore di scambio? Assolutamente no.

I capitalisti aumentano i prezzi ed i profitti? E noi ci organizziamo il nostro mercato di uso libero.

Chiedete tutte le informazioni ai collaboratori del LABORATORIO COMUNE DIONISO – Via E. Arbib 26/28 Roma

[il documento segue su altri temi]

Già da più di un anno viene condotto, per iniziativa del laboratorio comune, una pratica detta di uso libero.

Il significato della produzione e scambio ad uso libero è basato su profondi valori ideologici e pratici. Questo processo produttivo-comunistico in cui entrano materie prime (bottiglie, mobili, colori, legno ecc.)e il lavoro dei compagni e dei ragazzi del quartiere, dimostra in pratica come funzioni e come sia possibile organizzare l’economia in una società comunista.

Tutti lavorano secondo le proprie capacità e consumano secondo i propri bisogni.

L’esperimento condotto al Dioniso è riuscito nella misura in cui gli oggetti non erano presi se non erano utili a chi li prendeva, ed erano considerati per il loro valore d’uso e non come merci da accumulare o da scambiare.

[il documento segue su altri temi]

Il valore politico dell’uso libero è perciò il seguente: esso ci dimostra la strada su cui camminerà l’umanità una volta eliminati i padroni, il capitalismo, ma ci dice anche che soltanto se tutte le materie prime, tutte le industrie, tutte le fattorie, tutti i trasporti, in tutto il mondo saranno autogestiti dai lavoratori potremo parlare di uso libero in libera produzione.

[il documento segue su altri temi]

Solo, quindi, ripetiamo, un mondo tutto socialista può eliminare il mercato e lo sfruttamento: insomma o il socialismo è internazionale oppure non è socialismo ma un capitalismo più mascherato e potente.
 

 

14/09/2022

Documenti gruppo Dioniso

Documento n. 1 - “Il Gruppo Dioniso”

Documento n. 1 - “Il Gruppo Dioniso”
Ciclostilato del marzo 1975 di presentazione del gruppo Dioniso, sia nei suoi obiettivi e linee teoriche, sia nelle sue attività.

Documento n. 2 - “Notizie sul Laboratorio comune Dioniso”

Documento n. 2 - “Notizie sul Laboratorio comune Dioniso”
Ciclostilato del giugno 1972 che illustra il progetto del Laboratorio comune Dioniso e la pratica dell'uso libero.

Documento n. 3 - "Esperienza dell’uso libero"

Documento n. 3 - "Esperienza dell’uso libero"
Fascicolo ciclostilato del novembre 1973 realizzato in collaborazione con il gruppo comunista-anarchico Portonaccio.

Documento n. 4 - “Elenco oggetti in uso libero all'ottobre 1973”

Documento n. 4 - “Elenco oggetti in uso libero all'ottobre 1973”
Ciclostilato dell'ottobre 1973 contenente un elenco di tutti gli oggetti e materiali in uso libero presso il Laboratorio di via Arbib a Roma.

Documento n. 5 - “Esperimento: lavoro in uso libero”

Documento n. 5 - “Esperimento: lavoro in uso libero”
Fascicolo ciclostilato del maggio 1974. Inaugurazione dell'esperimento della condivisione del lavoro in uso libero.

Documento n. 6 - “Lavoratori per lavori in uso libero”

Documento n. 6 - “Lavoratori per lavori in uso libero”
Ciclostilato che raccoglie le disponibilità e competenze delle persone che hanno aderito all'esperimento dei lavori in uso libero.

Documento n. 7 - "Domande e risposte sull'uso libero"

Documento n. 7 - "Domande e risposte sull'uso libero"
Ciclostilato del maggio 1975 che presenta dati e riflessioni sul Laboratorio dell'uso libero.

Documento n. 8 - "Dati completi dell'esperienza dell’uso libero"

Documento n. 8 - "Dati completi dell'esperienza dell’uso libero"
Fascicolo ciclostilato dell'ottobre 1975 contenente dati statistici sui partecipanti all'esperienza dell'uso libero.

Documento n. 9 - “Inventario oggetti al settembre 1975”

Documento n. 9 - “Inventario oggetti al settembre 1975”
Ciclostilato del settembre 1975 contenente l'elenco degli oggetti disponibili in uso libero.

Documento n.10 - “L’esperimento sociale continua”

Documento n.10 - “L’esperimento sociale continua”
Volantino ciclostilato dell'ottobre 1976, contenente un questionario sull'uso libero.

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